Sai quando la gente ti inquadra in un certo modo come funziona poi. Ti becchi quel nomignolo e poi tutti decidono di usarlo. Magari dopo un po’ ti ci affezioni e poi sai com’è: magari c’è chi non lo sa neppure il tuo vero vero di nome.
I miei mi regalarono, per qualche motivo, un telescopio quando io finì le medie. In quella particolare estate dove cominciano i pruriti in mezzo alle gambe perché si vede un poì più di coscia nelle coetanee.
Era una cosa molto noiosa. Quando hai visto la Luna da vicino, la Stazione Spaziale Internazionale e tutti i pianeti del sistema solare non è che ci sia tanto altro da fare. Chi cazzo se ne fregava. Ma mio padre era così contento di avermelo regalato. Forse perché l’aveva desiderato così tanto da piccolo? Non l’ho mai capito ma immagino fosse per quello.
Da lì diventai quello che amava accamparsi di notte per guardare le stelle. Non era vero si capisce, ma a volte sciorinavo che dopo le 3-4 birre me ne sarei andato proprio a fare quello.
Perché lo dicevo? Perché qualche slinguazzata a volte me la rimediavo. La mia lista per questo e se mi andava proprio bene qualche mezzo pompino era:
- La storia della velocità della luce.
- Questo è Giove e ha 79 satelliti naturali.
- Colonizzazione di Marte.
- Plutone non è un pianeta, è che è troppo piccolo capisci.
- Appena saremo in grado di curvare lo spazio ci muoveremo dal posto tot all’altro posto tot più velocemente della luce.
Continuavo andando più a fondo della teoria della relatività solo se il tasso alcolico della ragazza accanto a me lo permetteva.
Quella sera stava andando parecchio bene. La tizia era un’amica di un’altra amica che era dalle miei parti in vacanza; una di quelle fissate con l’oroscopo che voleva vedere qualcuna di quelle stelle che così tanto influenzavano la sua vita quotidiana.
Nessun problema, puntai il mio telescopio verso Alfa Centauri dicendole che erano le stelle del Leone. Era difficile non beccarci dato che si vedono tranquillamente anche ad occhio nudo. Il mio, nuovo, binocolo poi era abbastanza sofisticato da mostrarmi sia Alfa A che Alfa B.
Aprì l’app del telescopio, favoriti, gruppo Alfa. Detti uno sguardo veloce giusto per vedere se il motore della base aveva inquadrato bene quel pezzo di cielo.
Le dissi di appoggiare l’occhio e detti una piccola sorsata di birra ormai sgassata.
«Sai, si scoprì che il sistema Alfa Centauri AB è di natura binaria solo nel 1689. Prima si pensava fosse una stella sola.»
La sua risposta non fu delle migliori e sì, pensai, la vita fa proprio schifo.
«No, non è quella più vicina, quella è Proxima Centauri.»
La vita fa proprio schifo.
«Sì, è sempre lì vedi, solo che è meno luminosa.»
Fa proprio schifo.
«Sì proprio lì ma si deve poco.»
Schifo.
«Ok, nessun problema.»
Io quel cazzo di telescopio lo infilerei su per il culo a chi so io.
Mi accesi una sigaretta, una di quelle che quando te le accendi affumichi il primo centimetro. E poi sai che quella cenere ti finirà nei polmoni. La vorresti buttare, o meglio stringerla nella tua mano e stritorarla sentendo tutto il dolore del fuoco che ti brucia il palmo.
La infilai dentro la birra e si spense con un flebile soffio. Stetti a guardare per una decina di secondi che galleggiava combattuto sul bermi la birra oppure no.
L’odore della plastica del mio telescopio non era male, così come la superfice ruvida dell’alluminio. Appoggia il mio occhio destro. A e B sembravano così vicine e invece erano a 4.3 anni luce. Più di quanto questo gruppo di scimmie che abita la terra avrebbero mai percorso in tutta la sua storia.
Poi Alfa Centauri A sparì dal cielo. Controllai la lente, l’app e tutto; niente. Quella cazzo di stella di nano gialla più grande del sole non si vedeva più.
Aprì uno di quei servizi online gratuiti e neanche da lì si vedeva. Feci un salto veloce nei social.
#alphacentauri
Niente di che. Allora feci uno screenshot del cielo visto online senza una delle tre stelle di Alfa Centauri e #alfacentauri #disappeared. Magari a uno del centinaio dei bot che mi seguivano sarebbe interessata come cosa.
Sono una persona speciale io, non come tutti gli altri. Ci vollero solo per capirmi che io era il più speciale di tutte le scimmie che abitano in questo minuscolo pianeta fatto di terra e acqua.
Quello è il momento che tutt’ora mi ricordo meglio. Diventare da un minuto all’altro una super entità, capace di influenzarti ovunque tu sia. Inutile che qualcuno si nascondesse in una di quelle cave usate per i rifiuti nucleari, sarai influenzato da me più degli isotopi radioattivi che stanno a qualche metro da te.
Più di tutte le Kardashian messe insieme che scrivono nello stesso momento di essere incinte dello stesso uomo. Meglio di Cristiano ed Elon che dichiarano di essere gay e di amarsi.
Un semi-dio del social, capace di DDOS-are Google.
Qualche azienda di advertising mi disse che mi avrebbero pagato milioni per parlare del loro prodotto nel mio prossimo post su Instagram. C’era chi invece mi chiese milioni perché aveva creato un profilo TikTok con il mio nome utente.
Ne vidi tante scritte. Un asteroide che passava in mezzo oscurandoci la vista? Un exo-pianeta sempre lì in mezzo? Tante di stronzate. La cosa portò un sacco di brividi lungo la schiena i primi tempi, tanti programmi televisivi che ne parlavano, editoriali, tweet di social-scenziati che dicevano la loro.
Ma poi se ne videro sempre di meno. Meno Alfa Centuari, più influencer classiche, meno macro-eventi cosmici e più video di massimo 20 secondi che facevano sorridere o morire dall’invidia.
Sono passati penso 16 anni da quel giorno. Non ho mai tenuto il conto e quindi non sono sicurissimo. Eravamo ad agosto ed era un freddo cane. Avevano cominciato a costruire la loro struttura attorno al sole e ormai penso che la sua luminosità fosse di tipo il 15% in meno.
Ci chiesero se ci andava bene se potevano ingabbiare la nostra di stella per generare energia. L’avevano scelta perché era della dimensione e della massa giusta, simile alle ultime tre che stavano già usando lì dalle nostre parti.
Ma avergli detto che non ci andava bene non servì a niente.
Epilambanein by Francesco Bigiarini is licensed under CC BY-NC-ND 4.0